Didattica della Facoltà Teologica dell'Italia SettentrionaleScheda dell'insegnamento |
|
Codice del Corso
| I-FIL08 |
|
Corso Integrato
| Metafisica |
|
Docenti
| Cornati Dario |
|
Anno di corso
| 2° |
|
Semestre
| Annuale |
|
ECTS
| 8 |
|
Ore
| 60 |
|
Lingua in cui viene erogato il corso
| Italiano |
|
Modalità di erogazione del corso
| Convenzionale |
|
Tipologia di insegnamento
| OBBLIGATORIO |
|
Tipo Esame
| Prova Orale |
|
Metodo di Insegnamento
| Didattica formale/lezioni frontali |
Il corso intende svolgere compiutamente il progetto di una metafisica dell’affezione, in cui l’essere – appreso come principio e fondamento di tutte le cose che sono – torna ad affacciarsi al pensiero attraverso il nome dell’amore generativo: ossia, del voler-bene che fa-essere il dato creato. Il compito non è certo dei più semplici, ma è altrettanto urgente dal momento che tale svolta etico-affettiva della metafisica è il riflesso teorico della provocazione antropologico-culturale, a cui la nostra epoca non può più sottrarsi. L’unità di metafisica e amore, appresa dal cristianesimo, è diventata difficilissima da pensare. Su quell’unità è stato posto, da troppo tempo un interdetto: ieri a favore della metafisica dell’ente, oggi a vantaggio dell’amore cieco e sentimentale, che continua a svolgere, fra le fila del sapere, una tenace seppur vaga, opera di dissuasione. Nel frattempo, della metafisica è stato dichia-rato il tramonto, lasciandoci orfani di ogni immaginazione circa il nostro destino, che superi l’orizzonte del nostro benessere psico-fisico e della nostra realizzazione personale, fin che morte non ci separi. Ad ogni modo, per rimanere nel nostro campo, i teologi, che dovrebbero verosimilmente essere i più competenti di questo legame e, al tempo stesso, i più sensibili al dramma della sua rottu-ra, non sembrano così determinati a porvi rimedio. La predicazione cristiana, è vero, insiste enfati-camente sul primato esclusivo dell’amore quasi a compensare il vuoto lasciato dall’antico annuncio di una vita extra-terrena che appare alla contemporaneità troppo mitico. L’amore cerca così di supplire, con il suo illimitato trascendere ogni regola e ogni misura, che simula l’infinito-eterno, il vuoto ontico di trascendenza, che la metafisica ha lasciato. Il pensiero cristiano della trascendenza, d’altra parte, chiamato in soccorso per assicurare la verità biblica e creaturale dell’amore, rimanda per lo più a un impianto ontologico che dell’affezione non sa praticamente a. Sicché dura fatica a dar conto della materia delicata di cui dovrebbe trattare: vale a dire, la giustizia ontologica dell’amore di Dio che dà ragione della vita e del suo destino eterno. Questa ragione della vita infatti non attinge sem-plicemente alla verità di una corrispondenza necessaria del desiderio umano. Attinge, piuttosto, alla giustizia della libera destinazione dell’agape divino, che fa-essere nel voler-bene. E qui sta la smisurata misura di ogni senso dell’essere e del bene, in cui verità e giustizia tornano a riconciliarsi, scongiurando il mito della loro sublimazione. Solo a quel punto, l’essere è come deve e il bene vi corrisponde realmente nell’ingiunzione che sente di dover amare.
L’obiettivo essenziale della ricerca è duplice: offrire, da un lato, una diversa competenza in ordine ai semi di resilienza e di riscossa che la metafisica dell’amore ha lasciato per strada. Stimare, dall’altro, la ricchezza e la spregiudicatezza di Hans Urs von Balthasar nel ribadire, contro ogni razionalismo che maltratta l’ente e contro ogni nominalismo che sbeffeggia il reale, non solo che «al di là dell’esistenza e dei modi dell’essere si scopre il carattere dell’essere in sé, che non consiste in altro se non in un non vivere per sé» (Solo l’amore è credibile, 147); ma che «l’amore è, in tal modo, più ampio dello stesso essere: poiché è il trascendentale in assoluto, che riassume la realtà dell’essere, della verità e della bontà» (Teologica 2, 152). In altre parole: la lettura meno scontata del Simposio platonico e delle Confessioni di Agostino; l’interpretazione più accorta dell’amore medievale (Bonaventura, Tommaso, Riccardo di San Vittore) e della mistica cortese; il riscatto della modernità in Cartesio e in Montaigne, in Spinoza e Malebranche; il rilancio del barocco e del romanticismo, nonché l’empatia con Blondel e la più audace fenomenologia (Husserl, Merleau-Ponty, Richir), dovrebbero garantirci la stima, intelligente e definitiva, di quelle pagine totalmente ispiratrici, a cui il genio sviz-zero ha legato il disegno di una metafisica della generazione e di un’ontologia dell’ente-creato, ri-cordando a ciascuno che l’amore «è tutt’altro che cieco, dal momento che ci vede benissimo».
Il corso verrà proposto mediante lezioni frontali, arricchite dall’ascolto ospitale, dalla frequenza co-stante e dalla partecipazione attiva di ogni singolo studente. Il colloquio d’esame verificherà il grado di competenza acquisito – nella sapienza filosofica e teologica della giusta verità di agape – affrontando uno dei grandi capitoli dell’indagine svolta; mostrando, quindi, i buoni frutti della lettura integrale del «manuale».
H.U. VON BALTHASAR, La percezione dell’amore. Abbattere i bastioni - Solo l’amore è credibile, Jaca Book, Milano 2010; H.U. VON BALTHASAR, Teologica. Verità di Dio, Jaca Book, Milano 1990; M. BLONDEL, L’Azione (1893). Saggio di una critica della vita e di una scienza della pratica, Paoline, Milano 1998; D. CORNATI, «Ma più grande è l’amore». Verità e la giustizia di agápē, BTC 195, Queriniana, Brescia 2019; P. SEQUERI, Metafisica e ordine del senso, «Teologia» 36 (2011), 159-171; P. SEQUERI, La fede e la giustizia degli affetti, Cantagalli, Siena 2019.